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Elinor Ostrom: dalla “tragedy of the commons” alla “terza via”

knowledgeecosystem:

clipped from ghnet.it

[…] Ostrom sviluppa il concetto introdotto da Ciriacy-Wantrup negli anni ’50, cioè che esistano beni comuni –common pool resources come pascoli alpini o foreste- per la gestione dei quali è fondamentale la presenza di una comunità che si occupi dello sfruttamento e della salvaguardia del territorio, in assenza di un’istituzione che possa vantare un diritto di proprietà su tali beni (S. Von Ciriacy-Wantrup, “Conservation and Resource Programming”, Land Economics 37 (2): 105–111).
Da qui, l’identificazione di una terza via, che si ponga come alternativa alla gestione centralizzata dei beni comuni –amministrata dallo Stato-, ma anche come superamento della gestione dei commons in un regime di proprietà privata –dettata quindi dal mercato-. […]
Governare i beni collettivi
Nella sua opera principale, Governing the Commons (Titolo italiano: E. Ostrom, “Governare i beni collettivi. Istituzioni pubbliche e iniziative della comunità”, Marsilio, 2006.), Ostrom individua otto condizioni necessarie che devono valere per un’efficace e sostenibile gestione dei beni comuni da parte delle comunità.
-    Confini ben definiti (con conseguente esclusione dalla gestione di gruppi esterni)
-    Regole condivise e adattate alle condizioni locali sull’impiego e lo sfruttamento del bene comune
-    Un ordinamento condiviso che permetta ai fruitori della risorsa di essere parte attiva nel processo decisionale
-    Una supervisione efficace da parte di figure che siano parte della comunità o da essa ritenute attendibili
-    Un sistema di sanzioni progressive per i fruitori della risorsa che violino le regole della comunità
-    Meccanismi di risoluzione dei conflitti a basso costo e di facile accessibilità
-    Un’autoregolamentazione della comunità che sia riconosciuta dalle autorità centrali di più alto livello
-    In caso di beni comuni più ampi, l’organizzazione deve essere una forma stratificata di imprese collegate, che abbia alla base un sistema di piccoli comitati locali.  
Parte del lavoro di Elinor Ostrom consiste in un ampliamento dell’applicazione della teoria dei giochi  alle scienze sociali; tramite questa, gli “attori” scoprono il vantaggio dell’azione cooperativa attraverso la sperimentazione di una serie di comportamenti autonomi che si dimostrano alla lunga inadeguati al benessere tanto dei singoli quanto della comunità.

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