1st
Internet Bill of Rights, di Stefano Rodota’
Da un’intervista a Stefano Quintarelli, novembre 2009:
clipped from blog.quintarelli.it
E di cosa ha bisogno internet, allora?
«Stabilito che le regole già ci sono, sarebbe opportuno pensare ai principi e ai diritti che devono accomunare utenti e società presenti sulla rete. Per questo ritengo più felice l’intuizione alla base dell’Internet Bill of Rights di Stefano Rodotà, che propone di individuare dal basso – attraverso la discussione ed il confronto i diritti fondamentali, delle vere e proprie “garanzie costituzionali” di internet. Che non limitano la libertà della rete, ma puntano a mantenere le condizioni perché questa possa continuare a prosperare».Da un’intervista a Stefano Rodota’, ottobre 2008:
clipped from visionpost.it
Eppure in tanti restano dubbiosi. Si chiedono: non bastano le leggi dei singoli stati o i codici di autodisciplina delle aziende o quella capacità di autogoverno di cui la rete finora ha dato prova?
Le leggi degli stati si scontrano con il problema dei confini nazionali, mentre i codici di autodisciplina rischiano di lasciare il potere di regolazione solo ai privati che, anche quando si muovono con onestà, non entrano mai in conflitto con i propri interessi. Per questo ci vuole una Carta. Ci sono questioni che non possiamo lasciare solo al potere delle imprese. Lo vediamo anche con la crisi finanziaria di questi giorni. In certi casi, poi, come quello della Cina sono proprio le grandi imprese della rete che sembrano avvertire il bisogno di regole internazionali che consentano loro di prendere delle decisioni che, se lasciate solo alla logica del business, non prenderebbero.
Quali temi dovrebbero trovare spazio in un’ipotetica Internet Bill of Rights?
La protezione dei dati personali, per esempio, che è sempre stata un problema significativo ma che, dopo l’11 settembre, è diventata una questione di libertà. Il tema dell’accesso alla conoscenza che è tanto più cruciale quanto più crescono gli interessi economici sulla conoscenza e che si esprimono sotto forma di proprietà intellettuale, copyright, brevetti. Inoltre c’è il tema della libertà di manifestazione del pensiero e dell’anonimato. L’obiettivo più immediato non è tanto mettere in giro una bozza di Carta ma una prima tavola dei temi ineludibili su cui lavorare. Le dynamic coaltion, per esempio, stanno già facendo una prima selezione prendendo spunti sia dalle legislazioni nazionali e sovranazionali che dai codici dei privati. Vogliamo utilizzare tutti i contribuiti provenienti da tutte le parti possibili.






