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Manifesto per l’informazione locale
clipped from ilculturista.it
L’informazione locale è allo stato della pietra. Il panorama è composto da fossili mediatici: qualche quotidiano locale rimasto aggrappato ad una mentalità ottocentesca, affiancato da televisioni locali con palinsesti dominati dallo sport e dalle stesse notizie riportate dai giornali. Genova è un caso da manuale. In pratica si forma un unico flusso di notizie che si ripetono dal mattino alla sera, ogni giorno, ogni anno. Sempre in una sola direzione: dai giornalisti ai lettori. Nella tecnologia impiegata e nel tipo di contenuti le notizie radicate in uno specifico territorio non hanno ancora compiuto quella “media-morfosi” che sta rivoluzionando l’intero sistema della comunicazione locale. In America è già una realtà, anche economica. In Europa, specialmente in Inghilterra, la sperimentazione si sta concludendo con esiti soddisfacenti.Si chiama “iperlocalismo” (“hyperlocalism”) ed è la somma di due semplicissimi fattori. Il primo è la tecnologia della rete: un sito internet, un social network, le email, un telefonino. Il secondo sono i contenuti: cronache, iniziative, manifestazioni, disagi, viabilità, politica sublocale, criminalità, eventi, incontri, progetti. Sono i classici contenuti che circolano di bocca in bocca, in piazza, sul lavoro, per strada, nei punti di ritrovo. Sorpresa! Non c’è bisogno di invenzioni: entrambi i fattori esistono già. internet è un fenomeno di massa e per strada, o tra amici, si raccolgono tantissime potenziali informazioni. Pubblico un mio video, o un mio commento – ergo: pubblico una notizia del mio quartiere, della mia zona, della mia strada. Di più: il costo sfiora lo zero virgola zero, infinitamente più economico di una redazione giornalistica e televisiva. Ma l’informazione ufficiale è incapace di assorbire questa massa di contenuti. E’ uno spreco enorme di informazioni che coinvolgono la vita quotidiana di grandi comunità locali e sublocali, piccoli comuni, quartieri, periferie. L’iperlocalismo è la creazione di una piattaforma telematica che consente a ciascuno di contribuire segnalando informazioni che incidono sul proprio tessuto suburbano – sviluppando un complesso sistema aperto dove ogni lettore è anche un creatore dei contenuti.
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di Gabriele Cuzzulini







Si chiama “iperlocalismo” (“hyperlocalism”) ed è la somma di due semplicissimi fattori. Il primo è la tecnologia della rete: un sito internet, un social network, le email, un telefonino. Il secondo sono i contenuti: cronache, iniziative, manifestazioni, disagi, viabilità, politica sublocale, criminalità, eventi, incontri, progetti. Sono i classici contenuti che circolano di bocca in bocca, in piazza, sul lavoro, per strada, nei punti di ritrovo. Sorpresa! Non c’è bisogno di invenzioni: entrambi i fattori esistono già. internet è un fenomeno di massa e per strada, o tra amici, si raccolgono tantissime potenziali informazioni. Pubblico un mio video, o un mio commento – ergo: pubblico una notizia del mio quartiere, della mia zona, della mia strada. Di più: il costo sfiora lo zero virgola zero, infinitamente più economico di una redazione giornalistica e televisiva. Ma l’informazione ufficiale è incapace di assorbire questa massa di contenuti. E’ uno spreco enorme di informazioni che coinvolgono la vita quotidiana di grandi comunità locali e sublocali, piccoli comuni, quartieri, periferie. L’iperlocalismo è la creazione di una piattaforma telematica che consente a ciascuno di contribuire segnalando informazioni che incidono sul proprio tessuto suburbano – sviluppando un complesso sistema aperto dove ogni lettore è anche un creatore dei contenuti.