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Lavorare in rete, il segreto dell’auto-organizzazione (Enzo Rullani)
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Le persone e le imprese – specialmente le persone e le imprese senza potere – hanno imparato a fare senza apriscatole, immergendosi nella complessità crescente e cercando anzi di imbrigliarla. Lo hanno fatto sfruttando appieno le capacità della mente umana, che nella storia si è modellata sulla gestione della complessità e che solo da poco – in era moderna – ha cercato di ridurre l’arte del pensiero complesso a calcolo meccanico, iper-semplificato. E lo hanno fatto mettendosi in rete. Nessuno ormai – da solo – ha le competenze, la visione e la capacità di assumere rischi che servono per esplorare la complessità, navigando in un mare dove la varietà, la variabilità e l’indeterminazione sono destinate ogni anno a crescere. E dove gli spazi del controllo e della previsione diventano sempre più ristretti e precari, dovendo essere difesi da un fiume in piena che continuamente minaccia di rompere gli argini.
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Calcolare ed eseguire certo serve ancora. Ma non basta. Lavorare in rete è un’altra cosa. Lavorare in rete significa accettare di dipendere da altri che a loro volta dipendono da te. In questa condizione di interdipendenza c’è sicuramente materiale per un potenziale conflitto; ma c’è anche la possibilità di inventare significati, esperienze, regole che permettano alle persone di modificare il contesto della loro interdipendenza, facendolo evolvere in forme gestibili, utili, rispetto alle loro esigenze.
Al contrario del mercato e della gerarchia, che rimandano a regole superiori, fissate da qualche autorità superiore, la rete è autoorganizzazione. E’ capacità di costruire la trama delle relazioni tra i soggetti che percepiscono l’interdipendenza come minaccia ma anche come risorsa possibile. La rete funziona se le persone immaginano alternative che eccedono l’esistente, ci credono, le comunicano agli altri e li convincono della loro esistenza e validità. La rete è il sostegno del cantiere che costruisce il mondo in cui quelle persone andranno ad abitare, modificando insieme se stessi e i problemi che devono risolvere.Essere in rete significa dare agli altri il potere di cambiare il mondo comune in cui siamo chiamati ad abitare. E sapere che, in una certa misura, lo stesso potere lo abbiamo anche noi, nei loro confronti. La rete è una potente leva per trasformare la nostra reciproca debolezza in una forza potente: l’intelligenza collettiva che cambia, anche per nostra iniziativa, il contesto dei problemi su cui stiamo lavorando, aprendo nuove alternative che dipendono dagli altri e che gli altri ci rendono accessibili.
La rete è la premessa di una condivisione responsabile: non ci garantisce il risultato, ma ci dà delle responsabilità, ci impegna. La tecnologia, compresa la macchina da caffé, ci avvicina, provocando spesso qualche crash, più o meno involontario. Ma è l’intelligenza che – responsabilizzandoci – rende questo avvicinamento una condizione produttiva, capace di generare valore. Economico e non.Ma c’è differenza?






